Storia della pizza

pizza

Storia de la pizza

La pizza è uno degli alimenti italiani più diffusi e amati al mondo; inoltre, è una sorta di “fast food tradizionale” che ha origini antichissime. E’ un cibo semplice e facile da trasportare; gli ingredienti necessari alla preparazione sono semplicissimi, e consistono in farina, lievito, sale, mozzarella e pomodoro, più eventuali altri ingredienti a piacere.
Nonostante la pizza sia considerata un alimento “moderno”, perché consumata in larga misura al giorno d’oggi, in realtà le sue origini affondando le radici nella notte dei tempi.
Infatti, la storia della pizza, inizia nel momento in cui l’uomo primitivo impara a ricavare dal grano una sorta di farina grezza, realizzata schiacciando i chicchi, impastarla insieme all’acqua per ottenere unapagnottella e cuocerla sul fuoco.
L’evoluzione vera e propria si ha però con la scoperta del forno che permette una cottura sicuramente migliore di questa sorta di antica focaccina.
Pare che, tra le popolazioni antiche, gli Egiziani per primi e gli Etruschi dopo, avessero imparato l’arte di preparare un alimento molto simile alla nostra attuale pizza, senza ovviamente il condimento di pomodoro, introdotto solo più tardi.
Naturalmente, come al giorno d’oggi, anche allora l’antenata della pizza era molto apprezzata e per questo motivo sopravvisse ai secoli, alle conquiste, alle guerre ed alle tirannie, arrivando fino al 1600, quando si può dire sia nata la vera pizza, quella napoletana che tutti amiamo e conosciamo.a pizza è uno degli alimenti italiani più diffusi e amati al mondo; inoltre, è una sorta di “fast food tradizionale” che ha origini antichissime. E’ un cibo semplice e facile da trasportare; gli ingredienti necessari alla preparazione sono semplicissimi, e consistono in farina, lievito, sale, mozzarella e pomodoro, più eventuali altri ingredienti a piacere.
Nonostante la pizza sia considerata un alimento “moderno”, perché consumata in larga misura al giorno d’oggi, in realtà le sue origini affondando le radici nella notte dei tempi.
Infatti, la storia della pizza, inizia nel momento in cui l’uomo primitivo impara a ricavare dal grano una sorta di farina grezza, realizzata schiacciando i chicchi, impastarla insieme all’acqua per ottenere unapagnottella e cuocerla sul fuoco.
L’evoluzione vera e propria si ha però con la scoperta del forno che permette una cottura sicuramente migliore di questa sorta di antica focaccina.
Pare che, tra le popolazioni antiche, gli Egiziani per primi e gli Etruschi dopo, avessero imparato l’arte di preparare un alimento molto simile alla nostra attuale pizza, senza ovviamente il condimento di pomodoro, introdotto solo più tardi.
Naturalmente, come al giorno d’oggi, anche allora l’antenata della pizza era molto apprezzata e per questo motivo sopravvisse ai secoli, alle conquiste, alle guerre ed alle tirannie, arrivando fino al 1600, quando si può dire sia nata la vera pizza, quella napoletana che tutti amiamo e conosciamo.

Inizialmente, la pizza nasce dall’estro napoletano, per il bisogno di rendere più gustosa la classica “schiacciata di pane“ e, per questo motivo, si iniziò a “guarnirla” con aglio, strutto e sale grosso, oppure, nella versione più “ricca”, con caciocavallo e basilico.
Ma la vera svolta si ebbe con l’introduzione in Europa del pomodoro, elemento essenziale nella pizza moderna. Importato dal Perù in Europa grazie ai colonizzatori Spagnoli dopo che venne scoperta l’America, il pomodoro fu dapprima usato in cucina come salsa cotta con sale e basilico e solo più tardi, gli inventivi Napoletani capirono che poteva essere utilizzato anche per farcire la schiacciata di pane per renderla più saporita.
Così, in realtà, la storia della pizza come la conosciamo noi, ha inizio solo nella seconda metà del 1800 quando nasce la classica pizza “pomodoro e mozzarella” che immediatamente diventa celebre, non solo nel capoluogo partenopeo, ma anche in America grazie alla moltitudine di Italiani emigrati a New York.
Ovviamente, nel corso del tempo, i pizzaioli napoletani più di tutti avevano dato vita a numerose varianti della “prima pizza”, tra cui le più celebri ancora oggi sono: la pizza coi friarielli e la pizza alla ” mastunicola” ossia pizza al basilico, preparata mettendo sul disco di pasta dello strutto, formaggio, foglie di basilico e pepe.
Il momento di massimo fulgore, la pizza lo ebbe però nel 1889 in occasione della visita a Napoli degli allora sovrani d’Italia Re Umberto I e Regina Margherita.
La leggenda racconta che il miglior pizzaiolo di Napoli, Raffaele Esposito, realizzò per l’avvenimento tre pizze differenti: la pizza alla Mastunicola, con strutto, formaggio e basilico, la pizza alla Marinara, con pomodoro, aglio, olio ed origano, e la pizza “pomodoro e mozzarella”, con pomodoro, olio, mozzarella ed origano, i cui colori richiamavano intenzionalmente il tricolore italiano.

Dopo averle assaggiate tutte e tre, la Regina restò estasiata da quest’ultima e volle elogiare per iscritto il pizzaiolo che l’aveva ideata, il quale per ricambiare l’onore concessogli, decise di chiamare la pizza come la sua amata Regina: ovvero Margherita.
Mentre in tutti questi anni la pizza era stata un alimento prettamente meridionale, dopo la fine della seconda guerra mondiale e con le migliaia di immigrati che si spostavano nel nuovo triangolo economico Roma-Milano-Genova, gli usi, le tradizioni, e la gastronomia del sud Italia si mischiarono nettamente con quelli settentrionali.
Nel periodo che va dagli anni ‘60 in poi, il settentrione si rende conto della grande potenzialità di un alimento come la pizza ed iniziano a fiorire pizzerie in tutte le città ed in tutte le regioni,
dalla Lombardia, al Trentino, al Veneto, alla Toscana, tanto che col passare del tempo,iniziarono ad esserci più pizzerie al nord che al sud.
Oggi la pizza, l’alimento più universalmente conosciuto, consumata in ogni paese del mondo senza alcuna distinzione, ed invidiata da tutti, è diventata indubbiamente, uno dei simboli più famosi della cucina Italiana all’estero.

Fonte: http://www.scuoladellapizza.com/site/primo-numero-on-line.html

La storia della pizza

Se ci soffermiamo per un momento, l’idea della pizza è estremamente semplice: un disco di pasta ottenuto con farina, acqua e lievito, al di sopra del quale possono essere posti, prima o dopo la cottura, diversi ingredienti. Se la immaginiamo così, la storia della pizza può essere già datata al 3.000 a.C., quando, secondo alcuni ritrovamenti in Sardegna, già era conosciuto l’uso del lievito. Del resto, anche nell’antica Grecia preparavano dischi di pane chiamato plakous. Persino i persiani cucinavano un pane dalla forma appiattita, utilizzando gli scudi per la cottura. Anche nell’antico Egitto, poi, conoscevano già l’uso del lievito. Pure i romani, e forse più di altri, iniziarono a utilizzare farine ottenute da vari cereali per cuocere dischi di pasta nel focolare domestico. Alla domanda su dove è nata la pizza, come si vede, non è possibile dare una risposta univoca. Piuttosto, si può solamente raccontare i passi compiuti per avvicinarsi alla sua preparazione.

Le origini della pizza: la pizza Mastunicola

Dunque, le origini della pizza non si collocano a Napoli? Tutt’altro. Finora, infatti, si è parlato di preparazioni che – per ingredienti, forma o metodi di cottura – si avvicinavano alla pizza. L’origine della pizza, tuttavia, potrebbe essere collocata a cavallo fra il ‘500 e il ‘600 proprio nel Regno di Napoli. Si tratta della cosiddetta pizza Mastunicola: il condimento di questa prevedeva l’utilizzo di lardo, cigoli, formaggio di pecora, pepe e basilico. Una preparazione che, ad alcuni, potrebbe ricordare una proposta gourmet di un menu moderno. Prima di arrivare a questi, però, la strada è ancora lunga. Un’altra preparazione che si diffuse nel Regno di Napoli, infatti, fu la pizza alla cecinelli. Questa pizza, infatti, era condita con i bianchetti (in dialetto, cecinelli), dei piccoli pesci. Finora, come visto, il matrimonio fra la pizza e il pomodoro ancora non era stato celebrato. Del resto, questo matrimonio, segue giocoforza un’altra storia: quella del pomodoro che, come sappiamo, non è originario dell’Italia. Per assistere a queste nozze, infatti, occorre attendere la metà del ‘700. Fu allora che i pizzaioli napoletani, inizialmente con diffidenza, iniziarono a farne uso. In breve tempo, però, questo semplice cibo seppe conquistare tanto il palato del popolo, quanto quello dei reali. Non solo i Borboni, che sul Regno di Napoli governavano, ma anche dei Savoia. Già nel 1866, comunque, l’editore svizzero Francesco de Bourcard faceva menzione della preparazione: «Le pizze più ordinarie, dette coll’aglio e l’oglio, han per condimento l’olio, e sopra vi si sparge, oltre il sale, l’origano e spicchi d’aglio trinciati minutamente. Altre sono coperte di formaggio grattugiato e condite con lo strutto, e allora vi si pone disopra qualche foglia di basilico. Alle prime spesso si aggiunge del pesce minuto; alle seconde delle sottili fette di muzzarella. Talora si fa uso di prosciutto affettato, di pomidoro, di arselle, ec. Talora ripiegando la pasta su se stessa se ne forma quel che chiamasi calzone». La storia della pizza, a questo punto, sta per giungere per compimento. Manca, tuttavia, l’ultimo capitolo che elevò a leggenda questo cibo povero, che divenne da cibo da re.

Storia della pizza Margherita

Finora, come visto, non si è fatto alcun riferimento all’inventore della pizza. Se c’è un nome a cui l’invenzione della pizza può essere associata, questo è certamente quello di Raffaele Esposito, titolare della storica taverna napoletana “Pizzeria di Pietro e basta così”. È con questi, infatti, che ebbe inizio la storia della pizza Margherita, con ogni probabilità la pizza più celebre e più celebrata al mondo. Sarebbe stato lui, nel 1889, a dedicare una pizza alla regina Margherita di Savoia, da cui prese il nome. Una preparazione semplice, che voleva anche rappresentare il nuovo tricolore italiano: il basilico per il verde, la mozzarella per il bianco e il pomodoro per il rosso. Il fenomeno della pizza, nonostante il grande successo, restò circoscritto al Regno di Napoli. Affinché questo varcasse i confini napoletani, con la nascita dei primi locali dedicati (che, ovviamente, presero il nome di pizzerie), occorre attendere i primi del ‘900. Il fenomeno, peraltro, non fu neanche repentino. Per assistere all’apertura delle prime pizzerie nel settentrione d’Italia, infatti, occorre attendere la fine della Seconda guerra mondiale. Fu poi con le prime emigrazioni, avvenute nel secondo dopoguerra, che la pizza iniziò ad essere conosciuta, e quindi celebrata, anche all’estero. È così, con le prime catene di fast-food, che la storia della pizza assume la portata internazionale che oggi conosciamo. Adesso conoscete la vera origine della pizza e, volendo, anche l’origine della pizza Margherita. Se volete preparare una pizza all’altezza di questa sua ingombrante storia, non dovete far altro che acquistare i migliori prodotti per pizzerie. Scoprite il nostro shop online, dove troverete una selezione delle migliori forniture.

Fonte: https://www.prodottiperpizzerie.it/pizza-e-pizzerie/storia-della-pizza/

La vera storia della pizza Margherita, la regina delle pizze nata fra mille leggende

“La regina delle pizze”. Così è soprannominata la Margherita, considerata in tutto il mondo il la pizza per eccellenza. Tanta fama, però, è accompagnata da una storia difficile da ricostruire, addirittura partendo dall’origine della parola, che è probabilmente di origine barbara.

Va prima sfatata la leggenda più famosa: molti pensano che la pizza Margherita sia stata inventata per omaggiare la moglie di Umberto I di Savoia. Falso.
Nonostante siano arrivate tantissime smentite storiche, spesso è una leggenda ostinatamente diffusa da carta stampata, siti web e persino associazioni di categoria che cercano di creare un legame patriottico con quei colori bianco, rosso e verde che caratterizzano la pizza. C’è addirittura una targa a Via Chiaia che racconta questa vicenda dalla storia molto dubbia.

Il nome della pizza Margherita, pioniere del marketing

Ricostruiamo allora la storia più famosa: il 21 maggio 1889 il re Umberto I e la regina Margherita di Savoia si recarono a Napoli e soggiornarono alla reggia di Capodimonte. Ma il suo status regale non le permetteva certo di recarsi in pizzeria, per cui venne convocato un pizzaiolo a corte.

Il pizzaiolo si chiamava Raffaele Esposito. Alcuni dicono che la scelta ricadde su di lui perché era il pizzaiolo più famoso di Napoli. Altri dicono che Esposito ci aveva visto lungo chiamando la sua pizzeria “Regina d’Italia”, quasi come se avesse previsto una futura visita dei coniugi reali, per ingraziarseli. D’altronde, Umberto I di Savoia era particolarmente legato alla città di Napoli e la visitò molte volte durante il suo regno: era solo una questione di tempo. Memorabile fu la sua visita in occasione dell’epidemia di colera del 1884.
Raffaele aveva infatti rilevato nel 1883 la famosa pizzeria a salita Sant’Anna di Palazzo chiamata “Pietro… e basta così” del pizzaiolo Pietro Colicchio, per poi cambiarle nome, con un’astuta mossa di marketing.

Esposito si recò alla reggia con la moglie Maria Giovanna Brandi, anche lei figlia di pizzaioli. Lì cucinò tre pizze che presentò alla regina: una con olio, formaggio e basilico (versione rivisitata della mastunicola, la pizza più famosa all’epoca); un’altra con i cecenielli; e un’altra ancora con pomodoro e mozzarella, a cui la moglie aggiunse una foglia di basilico. Pare che la regina apprezzò particolarmente quest’ultima per il sapore, ma soprattutto per i colori che le ricordavano la bandiera italiana. Incuriosita, chiese come si chiama, ed Esposito annunciò “Margherita”, in suo onore.

Il giorno dopo Camillo Galli, capo dei servizi di tavola della Real Casa, inviò a Esposito una nota di ringraziamento da parte della regina. Quella nota è ancora oggi appesa al muro, incorniciata e con tanto di sigillo reale, nella pizzeria che oggi chiamiamo Brandi, rilevata negli anni ‘30 dai figli del cognato di Esposito.

La ricetta della Margherita già esisteva da tempo

Il meridionalista Angelo Forgione, che sul suo blog e nel libro “Made in Naples”, riporta un passaggio tratto dall’opera Usi e Costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti, curato da Francesco de Bourcard. Nel capitolo “Il pizzajolo“, scritto dal filologo napoletano Emmanuele Rocco, c’è un elenco di ingredienti che di solito si aggiungono a pizze condite con strutto, formaggio e basilico (la mastunicola, sempre): “[si aggiungono] delle sottili fette di mozzarella. Talora si fa uso di prosciutto affettato, pomidoro, arselle, ecc.”.

Pomodoro e mozzarella quindi appaiono già in abbinamento al formaggio grattugiato e al basilico, ma si tratta di abbinamenti casuali. L’antesignana della Margherita sarebbe stata una pizza come tante altre. Anzi, proseguendo nella lettura del Rocco, sembrerebbe che non fosse neanche così richiesta: il capitolo elenca gli ingredienti più comuni nella linea del pizzaiolo, e il pomodoro non figura, nonostante fosse già presente nella cucina partenopea da oltre un secolo. E Ferdinando IV ne andava ghiotto.

Forgione però ci fa notare un’altra fonte: il Regolamento della Commissione Europea accreditante l’inserimento della pizza napoletana nell’elenco delle specialità STG italiane. Il regolamento è stato approvato nel 2010 e si legge che “Le pizze più popolari e famose a Napoli erano la «marinara», nata nel 1734, e la margherita, del 1796-1810, che venne offerta alla regina d’Italia in visita a Napoli nel 1889 proprio per il colore dei suoi condimenti (pomodoro, mozzarella e basilico) che ricordano la bandiera dell’Italia.”.

La data di nascita della pizza Margherita viene quindi fatta risalire a quasi un secolo prima. Ma da cosa si è ricavato questo lasso di tempo?

Lo spiega Antonio Pace, presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, una delle due associazioni (l’altra è l’Associazione Pizzaioli Napoletani) che ha stilato il testo presentato alla UE.

Pace rimanderebbe alla fonte più antica che sia stata trovata della rappresentazione di una pizza Margherita, che sarebbe quella di un acquerello dell’epoca battuto all’asta da Sotheby’s. Purtroppo non siamo stati capaci di trovare ulteriori informazioni in merito. Ma Pace specifica comunque che si tratta solo di una raffigurazione, e il nome Margherita non lo troviamo accreditato da nessuna parte all’epoca.

Sarebbe quindi davvero di Raffaele Esposito il merito di aver popolarizzato quel particolare abbinamento intitolandolo alla regina e favorire così le vendite della pizza più famosa.

Fra storie vere e inventate

Ma è proprio così? Un articolo di BBC Food risalente al 2012 mette in dubbio l’intera vicenda del pizzaiolo convocato a palazzo, notando diverse incongruenze nelle fonti storiche.

Prima di tutto, l’unico Raffaele Esposito che a Napoli abbia mai ricevuto un sigillo reale per un’attività era legato a un negozio di vini, nel 1871, e non a una pizzeria. È vero che Antonio Mattozzi, nel suo “Una storia napoletana” ci dice che effettivamente Esposito, presa l’originale pizzeria di Pietro Colicchio, avesse dichiarato alle autorità amministrative che aveva una “pizzeria con vendita di vino”. Ma, come abbiamo detto, questo avvenne nel 1883.

Ma le prove più evidenti sono nella lettera stessa. A quanto pare, negli archivi della Reggianon ci sono prove che quel giorno sia stata spedita alcuna lettera dal ciambellano di corte Camillo Galli, né a nessun Raffaele Esposito.

Non solo, ma l’intera lettera è stata scritta a mano, intestazione compresa, e il sigillo di corte è stato apposto come fosse un timbro. Ma la casata reale aveva la sua carta intestata, con il sigillo stampato in alto a sinistra. Sigillo che, tra l’altro, è anche leggermente differente da quello apposto sulla presunta lettera di ringraziamento.

Il giornalista della BBC ce lo dimostra mettendo a raffronto una vera lettera inviata da Camillo Galli dal palazzo reale di Milano dove è evidente che la calligrafia e la firma sono totalmente diverse da quella esposta alla pizzeria Brandi.

L’autore dell’articolo immagina che quella lettera sia un falso storico creato ad arte dai fratelli Brandi negli anni ‘30 per rinverdire la fama di una pizzeria che stava subendo la depressione economica e la concorrenza di pizzerie più famose (come la celebre Pizzeria Port’Alba, meta di intellettuali dell’epoca). Legando la fama della regina Margherita al nome del loro zio acquisito, e di conseguenza all’invenzione della pizza, avrebbero così attirato una nuova clientela di curiosi.

Ma, nonostante l’accurato lavoro di debunking fatto dalla BBC, un’ipotesi del genere potrebbe essere scartata per un semplice motivo: la lettera, vera o falsa che sia, non menziona la famosa pizza in alcun modo. Infatti il presunto Galli scrive semplicemente: “Le confermo che le tre qualità di pizza da lei confezionate per Sua Maestà la Regina vennero trovate buonissime!” senza riportare gli ingredienti.

Ma quand’è, allora, che la pizza Margherita comincia a prendere questo nome?

Il giornalista Tommaso Esposito ci fa notare che i ricettari del passato non utilizzavano mai nomi di fantasia per i loro piatti ma solo la lista degli ingredienti (unica eccezione, il manuale di cucina di Vincenzo Corrado), e che quindi non possediamo fonti scritte di pizze intitolate con il nome di Margherita (ma anche di Marinara, o altro) fino al secondo dopoguerra.

Nel libro “‘A Pizza, viaggio nella canzone napoletana”, Esposito ha raccolto testi di canzoni sulla pizza e i pizzaioli dal ‘500 fino al ‘66, con la celeberrima ‘A Pizza di Giorgio Gaber e Aurelio Fierro. In nessuno di questi appare il nome di una pizza, ma solo degli ingredienti di tanto in tanto.

Esposito sostiene che fino agli anni ‘60 le pizze venivano ordinate elencando direttamente al cameriere o al bancone il nome degli ingredienti da apporvi. E che i nomi abbinati alle pizze hanno fatto la loro comparsa solo con i primi menù apparsi proprio in quel periodo.

Lo stesso Antonio Pace, appartenente alla famiglia di pizzaioli che possedeva la pizzeria Ciro a Santa Brigida, ci racconta che nel ‘64 venne organizzato il primo campionato della pizza alla Mostra d’Oltremare, e ricorda di pizzaioli che andavano in giro offrendo una Margherita, facendo effettivamente risalire la prima denominazione di quel tipo di pizza a quegli anni.

Fonte: https://storienapoli.it/2020/09/27/la-vera-storia-pizza-margherita/

Video:

https://www.raiplay.it/video/2019/01/La-storia-della-pizza-4b186394-55c9-49c0-8df8-20293825007f.html

A pizza (Aurelio Fierro)

Io te ‘ncuntraje
Na vocca rossa comm’a na cerasa
Na pelle prufumata ‘e fronne ‘e rose
Io te ‘ncuntraje
Volevo offrirti
Pagandolo anche a rate
Nu brillante
‘E quínnece carateMa tu vulive ‘a pizza
‘A pizza, ‘a pizza
Cu ‘a pummarola ‘ncoppa
Cu ‘a pummarola ‘ncoppa
Ma tu vulive ‘a pizza
‘A pizza, ‘a pizza
Cu ‘a pummarola ‘ncoppa
‘A pizza e niente cchiù!Io te purtaje
Addó’ ce stanno ‘e meglie risturante
Addó’ se mangia mentre ‘o mare canta
Io te purtaje
Entusiasmato ‘a tutte st’apparate
Urdinaje
Nu cefalo arrustutoMa tu vulive ‘a pizza
‘A pizza, ‘a pizza
Cu ‘a pummarola ‘ncoppa
Cu ‘a pummarola ‘ncoppa
Ma tu vulive ‘a pizza
‘A pizza, ‘a pizza
Cu ‘a pummarola ‘ncoppa
‘A pizza e niente cchiù!Io te spusaje
‘O vicinato e ‘a folla d”e pariente
Facevano nu sacco ‘e cumplimente
Io te spusaje
All’improvviso
Tra invite e battimane
Arrevaje
Na torta ‘e cinche pianeMa tu vulive ‘a pizza
‘A pizza, ‘a pizza
Cu ‘a pummarola ‘ncoppa
Cu ‘a pummarola ‘ncoppa
Ma tu vulive ‘a pizza
‘A pizza, ‘a pizza
Cu ‘a pummarola ‘ncoppa
‘A pizza e niente cchiù!È pilla de lá pizza
‘A pizza, ‘a pizza
Cu ‘a pummarola ‘ncoppa
Cu ‘a pummarola ‘ncoppa
E mangiare là pizza
‘A pizza, ‘a pizza
Cu ‘a pummarola ‘ncoppa
‘A pizza insieme a me

Responder

Introduce tus datos o haz clic en un icono para iniciar sesión:

Logo de WordPress.com

Estás comentando usando tu cuenta de WordPress.com. Salir /  Cambiar )

Google photo

Estás comentando usando tu cuenta de Google. Salir /  Cambiar )

Imagen de Twitter

Estás comentando usando tu cuenta de Twitter. Salir /  Cambiar )

Foto de Facebook

Estás comentando usando tu cuenta de Facebook. Salir /  Cambiar )

Conectando a %s